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Ambiguità

Ritorna alla pagina di: Il corpo e la macchina Ritorna alla pagina di:  Progettazione come azione Merleau-Ponty (2003) parla di ambiguità per definire la presenza di logiche differenti e inseparabili che grazie alla loro interazione permettono l’esistenza del sistema. L’ambiguità deriva dal dialogo ricorsivo tra i diversi. Nel dialogo i diversi non perdono la loro specificità, né la superano in senso hegeliano.  Il diverso rimane diverso e proprio in quanto tale dialoga e porta un contributo al sistema. Diversità e inseparabilità tra corpo-vivente/vissuto/proprio (Leib) e corpo-cosa/oggetto (Körper), tra sensazione e percezione, tra percezione e azione, tra anima e corpo o, come si direbbe oggi, tra corpo e mente fondano l’ambiguità. L’ambiguità non è pertanto coesistenza del diverso, ma esistenza stessa del vivente: “le diverse parti del mio corpo, i suoi aspetti visivi, tattili e motori non sono semplicemente coordinati” (ivi, 213); “l’ambiguo è essenziale all’esis...

Oggettivo e soggettivo. L'arcobaleneo e Merleau-Ponty

Può essere utile per spiegare l'ambiguità tra soggettivo e oggettivo e sottolineare come soggettivo non signfichi non reale riprendere Merleau-Ponty. In visibile e invisibile propone il superamento della contraddizione tra soggettivo e oggettivo. MP sostiene che la necessità dell’osservatore e quindi di uno sguardo soggettivo non elimina l’oggettività dell’evento e la materialità del processo.  Si pensi all’arcobaleno. È possibile osservarlo solo se ci si trova in una specifica triangolazione tra la sorgente di luce bianca e la parete riflettente formata dalle gocce d’acqua. Una diversa postura dell’osservatore non permette non tanto la visione, ma l’esistenza stessa del fenomeno, ma questo non toglie nulla alla realtà materiale dello stesso. In effetti tutti i soggetti che si collocano nella stessa posizione possono evidenziare lo stesso fenomeno e quindi è possibile una prova intersoggettiva dell’evento stesso.

Micro e macro in Merleau-Ponty

Mentre attraverso Place de la Concorde e mi credo preso per intero da Parigi, posso fissare gli occhi su una pietra del muro delle Tuileries: allora la Concorde scompare e non c’è più che questa pietra senza storia; posso ancora perdere il mio sguardo in questa superficie granosa e giallastra e la pietra stessa scompare, resta solo un gioco di luce su una pietra indefinita. La mia percezione totale non è fatta di queste percezioni analitiche, ma può sempre dissolversi in esse e il corpo che attraverso i miei habitus assicura il mio inserimento nel mondo umano, non lo fa appunto se non proiettandomi anzitutto in un mondo naturale che traspare sempre sotto l’altro, come la tela sotto il quadro e gli dà un aspetto di fragilità. (Merleau-Ponty, 383)

Ambiguità e terzo spazio

[ Progettazione come azione simulata ]  Ritorna alla pagina di: Il corpo e la macchina Merleau-Ponty (2003) parla di ambiguità per definire la presenza di logiche differenti e inseparabili che grazie alla loro interazione permettono l’esistenza del sistema. L’ambiguità deriva dal dialogo ricorsivo tra i diversi. Nel dialogo i diversi non perdono la loro specificità, né la superano in senso hegeliano.  Il diverso rimane diverso e proprio in quanto tale dialoga e porta un contributo al sistema. Diversità e inseparabilità tra corpo-vivente/vissuto/proprio (Leib) e corpo-cosa/oggetto (Körper), tra sensazione e percezione, tra percezione e azione, tra anima e corpo o, come si direbbe oggi, tra corpo e mente fondano l’ambiguità. L’ambiguità non è pertanto coesistenza del diverso, ma esistenza stessa del vivente: “le diverse parti del mio corpo, i suoi aspetti visivi, tattili e motori non sono semplicemente coordinati” (ivi, 213); “l’ambiguo è essenziale all’esistenza umana...

Merleau-Ponty: la distanza come presa di coscienza

"Ciò che distingue l’uomo sano non è la sua critica, ma la struttura del suo spazio: gli oggetti rimangono difronte a lui, conservano la loro distanza” ovvero la consapevolezza del proprio sguardo e dell’importanza della distanza che comunque è sempre presente, tra il proprio corpo e l’altro.  Anche un mosaico è costituito da tessere e nessuna di esse ha un significato simile a quello che si ottiene dalla loro interazione e allontanandosi. Ma sicuramente un mosaico ci “infastidisce” o ci “stupisce” meno dell’immagina precedente, forse perché le tessere di un mosaico, in apparenza, potrebbero essere considerate prive di significato, mentre le micro-fotografie che compongono l’immagine della regina, hanno un loro significato e non sono viste come le lettere di una parola. (Merleu-Ponty, 2012, 386) Il soggetto sano comprende la distanza tra sé e il mondo in un rapporto ambiguo tra realtà e apparenza.